Dopo la strigliata (peraltro giustificata) del presidente, mi accingo a scrivere due pensieri sulla recente consegna degli Oscar a Los Angeles.
Dando per scontato il fatto che la manifestazione in sè rappresenta qualcosa di parziale e limitato (non solo per l'ambiente da gossip, basti pensare che Hitchcock, Kubrick e Chaplin, insieme a tanti altri, non hanno mai vinto l'ambita statuetta), resta comunque il fatto che è il premio cinematografico più ambito e prestigioso, che dà enorme visibilità e sposta un po' la storia e sicuramente il mercato del cinema. Quest'anno appunto, edizione numero 82, i premi dovevano andare quasi tutti (i più importanti almeno) al colosso di Cameron, invece, a sorpresa, vince "The hurt locker", film di modesta produzione, dell'ex moglie del regista canadese, Kathryn Bigelow. Basti pensare agli incassi dei due film negli States: 720.189.000 $ per il primo (record assoluto di incassi) e 14.700.000 $ per il secondo, per capire l'enorme differenza, anche di impatto sul pubblico, che i due film hanno avuto. Eppure il piccolo film sul geniere in Iraq vince nella scelta dei giurati dell'Academy. Al di là dei gusti personali, a me ad esempio i film sono piaciuti entrambi, ma Avatar è qualcosa di così potente e innovativo che lo avrei preferito, questo premio è un'importante segno di come il contenuto di questo film colpisca profondamente, soprattutto gli statunitensi. Quindi nazionalismo sì, ma anche rifiuto di quella malattia che è la guerra (messaggio questo, che non credo sia arrivato a tutti gli spettatori). Avatar stesso parla di invasioni, soprusi, libertà e diritti umani (e alieni), ma lo fa da una prospettiva fantastica e sognatrice. The hurt locker invece è crudo, reale, come la narrativa di guerra da sempre suggerisce. In conclusione, non so esattamente cosa abbia spinto i giurati a votare il film della Bigelow, se il tema, i messaggi che manda, o altro, so che sono rimasto molto colpito da questa vittoria. E, per quel che riguarda il premio alla regia (andato alla stessa Bigelow) non sono molto d'accordo, ma sono comunque felice che abbia vinto una donna, e spero che questo possa spronare una maggiore apertura in un mondo finora quasi esclusivamente maschile, in quanto ritengo importante avere la possibilità di vedere film diretti da un occhio femminile che comunque rappresenta una visione diversa da quella maschile (non l'occhio della Bigelow, in quanto lei è un uomo in realtà :P vedi statura e filmografia).
giovedì 11 marzo 2010
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